Contributo Unificato – Significato e Definizione

Per contributo unificato si intende una tassa sulle cause amministrative e civili da pagare all’inizio del procedimento giudiziario, nel momento in cui si deposita la causa in tribunale.
Al momento dell’iscrizione a ruolo è necessario avere a disposizione la ricevuta del pagamento della tassa per fare in modo che il cancelliere del tribunale in cui viene depositato l’atto, lo iscriva a ruolo, attaccandola al fascicolo a dimostrazione che la procedura è iniziata al momento del pagamento.

La ricevuta che resta a chi ha iscritto la causa, invece, va conservata e sarà poi deducibile in fase di dichiarazione dei redditi. Per comodità, il contributo viene in genere versato dall’avvocato che rappresenta la parte.
Dal punto di vista pratico la ricevuta è un bollettino (tipo quelli postali) diviso in tre parti, che va compilato indicando nella causale il procedimento che va in parte a compensare. Si tratta in pratica di spese legate alla gestione della macchina della giustizia, e varia in proporzione al valore della causa, ma il suo importo massimo non può superare i 1.221 euro per cause da 520 mila euro in su. Gli altri importi sono a scendere, e il valore minimo è di 33 per cause previste fino a 1.000 euro.

Il contributo unificato varia sempre in base al valore ma anche al tipo di causa nella quale si intende procedere. Per quanto riguarda le cause ordinarie si fa riferimento ad una tabella che indica il tipo di causa e il valore. Per quanto attiene invece il ricorso al TAR, la somma da versare è unica, pari a 500 euro, e spesso non giustificabile in merito al servizio reso, che di solito riguarda cause di valore inferiore.
La sua disciplina è determinata dalle norme contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002.
Ci sono casi in cui si è soggetti ad esenzione, come quelle in materia di divorzio e separazioni consensuali e contenziosi, o per le questioni inerenti al diritto di famiglia, o per i ricorsi per modifica delle condizioni. Altre situazioni di esenzione sono quella per i ricorsi per equa riparazione e quella per i ricorsi contro le sanzioni amministrative. Per qualsiasi ammissione al beneficio del patrocino a spese da parte dello Stato, e riguardanti qualsiasi procedimento, invece, non si è tenuti a versare il contributo unificato.

L’iniziativa legislativa andata persa nel tempo era inizialmente quella di introdurre il contributo unificato al fine di eliminare le marche da bollo e riunire le tasse sulle cause in un pagamento unico. Ancora oggi, al momento dell’iscrizione a ruolo, bisogna depositare, insieme al contributo unificato, una marca da bollo da 8 euro, al quale ne vanno aggiunte altre per notifica.
In aggiunta, lo stesso è aumentato con il passare degli anni, e con l’alternarsi dei governi, rendendo sempre più iniqua la proporzione tra i tempi di svolgimento del processo e dei diritti del cittadino e il pagamento di una tassa che, in realtà, sembra essere piuttosto un’imposta.

Come si Richiede il Certificato di Residenza

Il certificato di residenza è un documento che attesta la dimora abituale di una persona. Può coincidere con il domicilio di un soggetto, per esempio quando è un libero professionista che ritaglia all’interno della propria abitazione lo studio professionale. È un certificato richiesto abbastanza abitualmente, per esempio quando si deve affrontare una causa in Tribunale, ma anche quando si entra in contatto con la Pubblica amministrazione o un privato. In alcune circostanze previste dalla legge è possibile evitare di richiedere il certificato di residenza producendo una semplice autocertificazione, detta anche dichiarazione sostitutiva, che può essere compilata scaricando questo modello dal sito Autocertificazioni.net. Esiste infine il certificato storico di residenza che, a differenza del certificato di residenza ordinario, è un documento che riassume tutti i cambi di residenza all’interno del Comune effettuati dal soggetto richiedente. La giurisprudenza, tuttavia, non riconosce valore di prova a questo documento.

Chi deve presentare la pratica
Deve presentare la richiesta il soggetto interessato alla certificazione della propria residenza.

A chi rivolgersi
Il certificato di residenza può essere richiesto presentandosi personalmente all’Ufficio anagrafe del Comune in cui si ha la residenza. In alcuni comuni è necessario prendere prima appuntamento telefonicamente.

Cosa serve
Risulta essere necessario presentare la fotocopia della carta di identità o del passaporto e quella del codice fiscale di ogni persona che richiede il certificato. Sul sito del Comune o direttamente all’Ufficio anagrafe bisognerà compilare un modulo con i propri dati, quelli delle persone di cui si esercita potestà o tutela e gli estremi catastali dell’abitazione di proprietà o in affitto o nella quale si è in comodato d’uso gratuito. Nel caso nell’abitazione siano presenti altre persone, sarà necessario indicare anche i dati anagrafici.

Scadenze e tempistiche
In genere se la domanda viene presentata direttamente all’Ufficio anagrafe del Comune il certificato viene rilasciato immediatamente; così anche se la richiesta viene fatta online o via email. Se deve
essere spedito per posta bisognerà attendere qualche giorno.

Costi
Il costo dipende dall’uso che se ne deve fare: in alcuni casi può essere sufficiente un certificato in carta semplice, dal costo più o meno di 50 centesimi. Nell’ipotesi che il certificato serva, per esempio, per celebrare un matrimonio, occorrerà acquistare una marca da bollo da 16 euro a cui aggiungere eventuali costi di spedizione e i diritti di copia e segreteria (il costo non supererà, comunque, i 17 euro). Nel caso in cui, invece, è possibile presentare un’autocertificazione, comunicando le proprie informazioni personali, mediante apposite dichiarazioni sottoscritte dall’interessato, non ci sarà alcun costo, in quanto la dichiarazione sostitutiva non è soggetta a diritti e bolli.

Come Compilare il Modello Unico

Risulta essere tempo di dichiarazioni dei redditi ed ogni contribuente è chiamato a denunciare i propri redditi.
Ci sono diversi modelli e dichiarazioni e vengono molte volte i dubbi sul modello che dobbiamo usare per la dichiarazione dei redditi.
Ci sono diversi modelli il 730, il 770, il modello Unico e molto altro.
Il Modello Unico nasce per le dichiarazioni dei redditi e per la dichiarazione annuale dell’IVA.
Ci sono 2 modelli Unico, uno si chiama Modello Unico mini e l’altro Modello Unico.

In entrambi i casi vanno dichiarati i redditi dell’anno e fino a qui niente di nuovo.
Ora vi darò delle indicazioni sulla compilazione del Modello Unico visto che non è assolutamente difficile.

Il modello Unico è suddiviso in 3 fascicoli ed è un modello semplice da compilare.
Partiamo nel spiegare il fascicolo 1 del Modello Unico.
Nel primo fascicolo vanno indicati tutti i dati che identificano il contribuente e sono nome, cognome, codice fiscale ecc.
Poi vanno indicati redditi dei terreni, redditi dei fabbricati, redditi di lavoro dipendenti e assimilati, oneri e spese, calcolo dell’IRPEF, addizionali all’IRPEF, crediti d’imposta, compensazioni e rimborsi e rimborso produttività.
Questa è la parte iniziale ma nel secondo fascicolo è riservato ad indicare investimenti all’estero e amministratori di condominio.
Mentre nel fascicolo 3 devono essere indicati gli altri redditi e poi ci sono le istruzioni per la dichiarazione dell’IVA.

Il Modello Unico Mini è indicato per quei contribuenti con un reddito derivante da lavoro dipendente e aventi terreni e fabbricati.
Mentre il Modello unico normale è sempre per quei contribuenti ma titolare di partita IVA.
Se avete delle difficoltà nel compilare il Modello Unico vi consiglio di rivolgervi ad un CAF abilitato per fare in modo che vi dia il giusto aiuto e a giusta assistenza.
Io ogni hanno compilo il Modello Unico per la mia dichiarazione dei redditi e non ho mai avuto problemi.
Non avendo un reddito fisso per dichiarare ho dovuto usare il modello unico che mi è stato consigliato dal CAF dove inizialmente mi rivolgevo, ora invece il modello unico me lo faccio da solo.
Le prime volte ho richiesto l’assistenza di un CAF abilitato ma poi con gli anni è stato semplice e allo stesso tempo facile.
Poi presentare il Modello Unico è completamente gratuito e visto che è un precompilato.
I vantaggi sono molti ed oltre ad essere semplice e gratuito.

Risulta essere una versione semplificata della normale dichiarazione dei redditi e è indicato a tutte quelle situazioni reddituali che non sono complesse.
Poi se si ha paura di compilare il Modello Unico si può anche andare all’Agenzia delle Entrate che vi presterà assistenza dandovi consigli e indicazioni.
Se non si ha un reddito fisso questo è il modello giusto per dichiarare i redditi.

Rivolgersi ad un CAF per la compilazione del Modello Unico se non si ha esperienza è la scelta migliore.

Come Diventare un Orientatore

L’orientatore è colui che fornisce agli individui (giovani o adulti) un sostegno nella costruzione dei percorsi formativi e/o professionali, mettendo in relazione capacità, inclinazioni e desideri del singolo con il sistema formativo e l’andamento del mercato del lavoro.

L’attività di orientamento ha lo scopo di assicurare a tutti la conoscenza delle varie alternative disponibili nei settori dell’istruzione e della formazione.

L’opera dell’orientatore si dirige, dunque, sia ai giovani che abbiano bisogno di definire il proprio percorso scolastico o professionale, sia agli adulti che desiderino intraprendere una formazione, perfezionarsi, cambiare mestiere o rientrare nel mondo del lavoro.

Nello specifico le sue mansioni sono
valutare interessi, attitudini, conoscenze degli individui (bilancio di competenze);
individuare le aspirazioni e gli obiettivi di un individuo e verificarne l’adeguatezza con la realtà;
erogare informazioni sul sistema formativo italiano ed estero, sulla legislazione del lavoro e sul mercato del lavoro;
condurre colloqui individuali o di gruppo;
definire insieme all’utente progetti di studio e/o di inserimento lavorativo.
L’attività di orientamento può essere di primo livello (informazione orientativa) e prevedere la raccolta e l’erogazione di informazioni nel corso di colloqui brevi di prima accoglienza oppure di secondo livello (counseling orientativo) e comprendere colloqui, bilanci di competenze, incontri individuali e di gruppo dedicati alle scelte formative e professionali, alla ricerca del lavoro, all’autoimprenditorialità.
Nello svolgimento delle sue mansioni l’orientatore collabora con insegnanti di scuola secondaria di primo e secondo grado, docenti universitari, associazioni di categoria, economisti, psicologi.

Formazione
Attualmente la professione di orientatore non è ancora riconosciuta da un punto di vista giuridico, per cui non esiste un percorso formativo specifico per poterla esercitare.
Tuttavia, è possibile individuare due grandi aree a cui appartengono le conoscenze necessarie per lavorare nel settore: quella giuridico-sociale (mercato del lavoro, profili professionali, diritto del lavoro) e quella pedagogico-psicologica (caratteristiche del sistema di istruzione, principali teorie dell’orientamento, competenze metodologiche per la conduzione di colloqui, capacità di ascolto).
Le competenze richieste suggeriscono, dunque, una formazione universitaria di tipo umanistico o socio-psicologico, come quella offerta dalle seguenti classi di laurea triennali e magistrali
L19 – Scienze dell’educazione e della formazione;
L24 – Scienze e tecniche psicologiche;
L36 – Scienze politiche e delle relazioni internazionali;
L40 – Sociologia;
LM85 – Scienze pedagogiche.
Risulta essere consigliabile in seguito frequentare master o corsi di specializzazione e perfezionamento sulle tematiche dell’orientamento.
Poiché la normativa del settore cambia in continuazione, è anche fondamentale tenersi costantemente aggiornati.

Accesso alla professione
La professione di orientatore non è regolamentata a livello legislativo, pertanto non sono previsti requisiti o titoli di studio particolari per poterla esercitare e non esiste un ordine professionale con relativo albo.
Per ottenere maggiori informazioni sulla professione è consigliabile rivolgersi direttamente alle associazioni di categoria presenti sul territorio nazionale.
La ASNOR – Associazione Nazionale Orientatori, la SIO – Società Italiana per l’Orientamento e la ASSIPRO – Associazione Italiana Professionisti dell’Orientamento hanno come scopo principale quello di promuovere la regolamentazione della professione di orientatore e il riconoscimento del suo ruolo e della sua specificità professionale. Inoltre, rappresentano gli operatori del settore e ne promuovono la formazione, l’aggiornamento e la qualificazione.
La ASSIPRO gestisce anche un Registro degli Operatori di Orientamento Italiani. Per iscriversi è necessario aver svolto un minimo di 1000 ore di lavoro retribuito documentabile in almeno una delle seguenti attività: erogazione di informazioni orientative; colloqui di consulenza orientativa; attività di orientamento con piccoli gruppi.
Anche la ASNOR ha istituito un Albo Nazionale Orientatori per qualificare e promuovere la professionalità di questa figura nei confronti del sistema istituzionale, economico e sociale e per regolamentare l’attività degli operatori del settore, così da omologarne il livello di competenza e garantire un elevato standard all’utenza.
I settori professionali in cui l’orientatore può svolgere la propria attività sono molteplici, sia nel pubblico sia nel privato: uffici di orientamento scolastico e universitario, agenzie orientative, centri di formazione professionale, centri per l’impiego, agenzie del lavoro, centri di informazione, società di outplacement, associazioni di volontariato, sindacali e imprenditoriali che si occupano di lavoro. E’ anche possibile inserirsi nell’ambito delle risorse umane, della formazione e perfezionamento del personale di aziende private oppure presso studi di consulenza.

Come Compilare il Modello F24

Sono ormai molti che gli italiani per eseguire il pagamento d’imposte e tasse compila il famoso Modello F24.

Questo modello è utilizzato sia dalle aziende o i possessori di piccole attività commerciali, in pratica tutti quelli che possiedono una partita Iva, sia dalle persone fisiche.

I primi utilizzano questo modello per il pagamento di tasse e imposte, per il versamento di contributi sia Inps che Inail o Irpef, per il versamento dell’Iva o per effettuare delle compensazioni con altri crediti vantati nei confronti dello Stato.

Le persone fisiche utilizzano questo modello in maniera sporadica, soprattutto in occasione di versamento di imposte determinate dalla compilazione del modello Unico o modello 730.

La compilazione non richiede conoscenze particolari, ma è importante inserire con attenzione tutti i dati.

Il primo passo per la compilazione è l’inserimento dei dati personali o identificativi dell’attività commerciale, nome e cognome, luogo e data di nascita, residenza anagrafica e codice fiscale sono richiesti per le persone fisiche mentre chi gestisce un’attività commerciale, deve inserire nella parte anagrafica oltre alla denominazione aziendale, indirizzo e partita Iva.

Dopo aver ultimato la compilazione della parte anagrafica, si passa alle varie sezioni tributi che richiedono l’inserimento di codici rilevabili direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Non c’è possibilità di errore giacché ogni codice indica un solo tributo.

Compilare il modello F24 non difficile, ma è necessaria molto attenzione nell’utilizzare i codici giusti.

I modelli F24 sono distribuiti gratuitamente da tutti gli istituti di credito e dalle poste italiane, possono essere presentati manualmente oppure essere compilati e inviati telematicamente a cura del contribuente o tramite il proprio consulente.

Mi capita molto spesso di compilare questo modello sia per motivi personali sia lavorativi, non ho mai avuto alcun problema in fase di compilazione sia manuale sia telematicamente.

Trovo molto utile questo modello soprattutto telematico perché di evitare le lunghe code presso gli sportelli postali e bancari, un vantaggio per i contribuenti che in questo modo non aggiungono altro stress ai giorni in cui si versa.

Risulta essere necessario compilare il modello F24 anche quando si è creditori nei confronti dello Stato e si deve versare qualche tributo, per la compensazione è meglio lasciare una traccia fisica.

Chi compie il pagamento con questo modello, risparmia le spese postali, l’euro e poco più del bollettino postale non va pagato.
Questo modello ha semplificato la vita dei contribuenti che in passato erano costretti a districarsi tra i tanti modelli in circolazione, inoltre la semplificazione del F24 riduce al minimo il rischio d’errore, i dati giungono agli uffici competenti con rapidità rendendo semplice un’eventuale rettifica di errori.

A rispondere su eventuali dubbi per la compilazione c’è il sito dell’Agenzia delle Entrate che offre una guida valida alla compilazione del modello.