Apertura di Credito Rotativa

L’apertura di credito rotativa consiste in una concessione di un credito che consente al debitore di ricostituire il fido man mano che effettua il rimborso delle rate. In altri termini, ogni volta che il debitore paga una rata aumenta il fido a propria disposizione di un importo pari alla quota di capitale della rata pagata. Il credito rotativo è utilizzato, in particolar modo, nelle carte revolving per consentire al possessore della carta magnetica di accendere altri prestiti anche prima di aver restituito completamente i prestiti del passato.

Per esempio, una persona accende un prestito per 2000 euro, dopo qualche mese ne restituisce 500 in quota capitale. Da quel momento in poi la persone può accendere, se vuole, un secondo prestito da 500 euro e così via. L’apertura di credito rotativa (o revolving) è particolarmente conveniente per chi eroga il prestito (credito) in quanto consente di avere dagli stessi clienti un maggior numero di finanziamenti concomitanti.

Risulta essere utile anche per chi accende il prestito (debitore) poiché gli permette di accedere al fido prima della restituzione completa del prestito passato.

Risulta essere però opportuno fare attenzione. Accendere in continuazione nuovi prestiti con la formula revolving può comportare il rischio di dover pagare perennemente le rate e gli interessi sul fido concesso. In questa pagina abbiamo cercato di spiegare in parole semplici in cosa consiste l’apertura di credito rotativa.

Strategie di Opzioni – Collar

Negli articoli precedenti abbiamo parlato della strategia Protective Put, più conservativa, e della Covered Call, più aggressiva.
Quando si utilizzano le opzioni è possibile non solo combinare gambe singole, ma anche combinare le strategie tra di loro, per ottenere strategie ancora più complesse.

Siamo solo all’inizio del blog quindi sarebbe meglio parlare solo delle strategie semplici, ma il Collar mi sembrava la giusta continuazione alle 2 precedenti strategie.

Il Collar è una combinazione tra Protective Put e Covered Call, quindi ha come presupposto l’acquisto di azioni del titolo sottostante.
In questo esempio abbiamo acquistato 100 titoli YHOO (Yahoo).

Il grafico rischio/rendimento dovrebbe ormai essere chiaro.

Ora creiamo la Covered Call, nel notro esempio vendendo un’opzione CALL con scadenza Agosto e strike 17:

Sappiamobene però che la Covered Call ci lascia scoperti in caso di ribasso, mentre la Protective Put ci protegge proprio sotto…quindi aggiungiamo (acquistiamo) una opzione PUT con strike 13 come protezione, stessa scadenza della CALL.

Ed ecco il grafico rischio/rendimento della nostra strategia Collar.
Con il Collar possiamo beneficiare dei vantaggi della Covered Call e dei vantaggi della Protective Put. Ovviamente, in confronto ad una Covered Call, il guadagno in caso di successo sarà inferiore, perchè abbiamo dovuto spendere dei soldi per acquistare la nostra assicurazione, cioè la PUT.
Tuttavia se il titolo sale avremo un guadagno limitato, se il titolo scende avremo una perdita limitata.

Il grafico rischio/rendimento è simile a quello di un’altra strategia tra le più semplici e utilizzate, il Vertical Spread.

Strategie Opzioni – Covered Wall Writing

Dopo avere parlato della Protective Put, in questo articolo impariamo a conoscere un’altra strategia che combina azioni e opzioni, cercando in internet probabilmente vi sarà già capitato di sentirne parlare: la Covered Call Writing.

Più semplicemente viene chiamata Covered Call e il ragionamento è più o meno l’opposto della Protective Put.
Non è in questo caso una strategia protettiva del capitale, ma una strategia agressiva, il cui scopo è quello di guadagnare sia dall’azione che dall’opzione, questo però la rende ovviamente molto più rischiosa rispetto alla Protective Put.

Cominciamo con il solito grafico rischio rendimento dell’acquisto di 100 azioni CAT:

Come sempre in questi casi…se il titolo sale guadagno e se il titolo scende perdo.
Poniamo il caso che siamo convinti che l’azione salga, ma magari non subito, o che salga molto lentamente.
Se rimaniamo in posizione, ovviamente, dall’azione non guadagnamo molto, almeno finchè non sale fino ad un certo livello, cerchiamo quindi, mantenendo il titolo in portafoglio, di guadagnare da un’opzione.

Non abbiamo ancora parlato nello specifico della vendita delle opzioni (writing) ma cominciamo a vederne un esempio.
Quindi scegliamo un’opzione CALL con strike un pò OTM sullo stesso sottostante e la vendiamo, questo è il grafico dell’opzione venduta:

Come potete notare il grafico è un pò l’inverso rispetto all’acquisto di un’opzione. Vendere una CALL significa fare un’operazione “RIBASSISTA” (prendo una CALL che è tipicamente rialzista…ma la vendo…quindi sono ribassista), il cui guadagno massimo è limitato al premio che incasso, ma il rischio di perdita è teoricamente infinito…
Quando guadagno? Guadagno se il titolo sscende, nel nostro caso al massimo 94$ (il premio incassato vendendo la CALL), oppure guadagno se il titolo rimane fermo, oppure ancora se il titolo sale….ma non oltre il BEP (Break Even Point).

Però attenzione! Ora uniamo i 2 grafici e vediamo cosa succede:

In poche parole…se il titolo sale…guadagna…ma la CALL perde, se il titolo scende perde…ma la CALL guadagna, però al massimo 94$.
Ecco perchè il rischio se il titolo scende rimane infinito….mentre il guadagno diventa limitato, il grafico rischio/rendimento è praticamente simile, come vedremo, a quello della vendita di un’opzione PUT.

Dove sta quindi il vantaggio? Si ha un vantaggio se, entro la scadenza dell’opzione CALL venduta, il titolo rimane più o meno allo stesso prezzo, oppure sale…ma non oltre un certo prezzo, altrimenti il nostro guadagno si limita. Il “trucco” starebbe nell’incassare il premio dell’opzione (che a scadenza varrebbe 0) e allo stesso tempo magari guadagnare qualcosa sul sottostante. Il vantaggio maggiore si ha, nel nostro caso, al prezzo di circa 35$, dove il guadagno è di 200$. Se il titolo arrivasse lì alla scadenza dell’opzione, avrei sfruttato al meglio la strategia.

Molti indicano questa strategia come “miracolosa”, come una strategia che può farvi guadagnare costantemente il 5% o anche di più al mese, in realtà però la Covered Call nasconde parecchie insidie, prima tra tutte…il fatto che il rischio al ribasso è illimitato, non c’è quindi protezione.
Un’altra cosa da tenere presente è la possibilità di essere esercitati, non dimentichiamoci infatti che stiamo vendendo una CALL su un’azione, siamo quindi a rischio esercizio (oltre determinati prezzi).
Potete fare delle simulazioni con Thinkorswim utilizzando il Thinkback, cioè il backtest della piattaforma, personalmente ho simulato più volte, ma senza grossi risultati che mi abbiano avvicinato a questa strategia, anche perchè il capitale da investire (parlando di azioni) è piuttosto consistente.
Quando si ha a che fare con opzioni vendute, soprattutto allo scoperto, è meglio fare attenzione, e simulare molto prima di usare soldi veri.

Come Funziona la Fattura Accompagnatoria

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la fattura accompagnatoria.

La fattura accompagnatoria è un documento fiscale che contiene tutti gli elementi rilevanti per il trasporto della merce, per questo motivo presenta caratteristiche di DDT e di fattura ordinaria.

Questo documento viene allegato alla merce da inviare, per questo motivo l’utilizzo è possibile solo per fatturare beni e non servizi.

Vediamo quali sono gli elementi che contiene il documento.
Numero progressivo.
Dati completi delle due parti coinvolte.
Data di spedizione
La descrizione e la quantità dei prodotti, il peso e l’aspetto, i prezzi unitari, l’aliquota IVA applicata e i totali
Informazioni relative al trasportatore.
Per un esempio è possibile vedere questo modello di fattura accompagnatoria sul sito Lafattura.net.

La fattura accompagnatoria si distingue quindi dalla fattura differita, che contiene invece tutte le operazioni che hanno come oggetto lo scambio di beni o la prestazione di servizi verso uno stesso committente di un determinato periodo.
La fattura differita viene infatti emessa il giorno 15 del mese successivo al verificarsi delle operazioni e non accompagna quindi la merce.

La fattura accompagnatoria si distingue anche dalla fattura immediata.
Questa viene emessa nel giorno in cui si è verificata l’operazione e nello stesso giorno deve essere inviata al cliente.
Il documento viene utilizzato quando la merce deve essere necessariamente accompagnata da un documento ufficiale come un DDT.

La fattura accompagnatoria è quindi uno strumento importante.

Come Comprare e Vendere Opzioni

Negli articoli precedenti abbiamo affrontato “quasi” tutta la parte teorica del trading in opzioni, e probabilmente avrete capito che le opzioni si possono sia comprare che vendere.
Sembra normale, ma chi si avvicina per la prima volta al trading spesso fatica a capire cosa significa la vendita allo scoperto, cioè vendere qualcosa che effettivamente non si ha…oppure, detto in altre parole, prima vendere e poi comprare (solitamente è il contrario).

Ovviamente se esiste qualcuno che compra un’opzione esiste anche qualcuno che questa opzione gliela vende, ed è appunto il venditore di opzioni.

Ricordiamoci che il compratore ha il “diritto ma non l’obbligo di….”, di conseguenza il venditore ha “l’obbligo di…”.
Proprio così, se il compratore decide di esercitare il suo diritto, il venditore ha l’obbligo di permettere al compratore di esercitare il proprio diritto.
Per questo chi vende un’opzione deve stare molto attento all’esercizio dell’opzione stessa, esistono alcune condizioni in cui quello di “essere esercitati” è un rischio che è meglio non correre, ma lo vedremo in seguito.

La differenza tra comprare e vendere principalmente è che:
chi acquista un’opzione ha rischio limitato (il premio pagato) e potenziale guadagno illimitato;
chi vende un’opzione ha rischio illimitato e guadagno massimo limitato (il premio ricevuto).

Detto così sembrerebbe ovvio che è meglio comprare un’opzione piuttosto che venderla, ma come vedremo non è così, o meglio, non è sempre così, o meglio ancora…si possono usare strategie dove allo stesso tempo si compra e si vende, i cosidetti “spread”.

Quindi alla domanda: “è meglio essere compratore o venditore”? Secondo me non c’è una risposta univoca, dipende dai casi, dalla volatilità, dal prezzo, dalla direzione attesa del sottostante, dal tempo residuo a scadenza ecc.

Ed è qui che dobbiamo iniziare a parlare anche di “probabilità”, infatti, tendenzialmente, un’opzione comprata ha meno probabilità di scadere in guadagno rispetto ad un’opzione venduta, ma è un concetto che approfondiremo e si capirà meglio in seguito.
Per ora basta capire questo concetto: un titolo sottostante può o muoversi nella direzione sperata, o stare fermo, o muoversi contro di noi.
Se compro un’opzione il sottostante deve muoversi nella direzione sperata, ed è l’unica maniera per fare in modo che l’opzione guadagni a scadenza (1 possibilità su 3).
Mentre se vendo un’opzione il sottostante può muoversi nella direzione sperata, oppure stare ferma, oppure muoversi anche nella direzione contraria alle mie aspettative (limitatamente), e l’opzione a scadenza può essere comunque in guadagno (almeno 2 possibilità su 3).
Non è una magia, è soltanto un altro dei vantaggi del trading in opzioni, se lo sappiamo usare bene…

Nel prossimo articolo affronteremo un argomento importante, ovvero l’esercizio di un’opzione.