Come Compilare il Modello Unico

Risulta essere tempo di dichiarazioni dei redditi ed ogni contribuente è chiamato a denunciare i propri redditi.
Ci sono diversi modelli e dichiarazioni e vengono molte volte i dubbi sul modello che dobbiamo usare per la dichiarazione dei redditi.
Ci sono diversi modelli il 730, il 770, il modello Unico e molto altro.
Il Modello Unico nasce per le dichiarazioni dei redditi e per la dichiarazione annuale dell’IVA.
Ci sono 2 modelli Unico, uno si chiama Modello Unico mini e l’altro Modello Unico.

In entrambi i casi vanno dichiarati i redditi dell’anno e fino a qui niente di nuovo.
Ora vi darò delle indicazioni sulla compilazione del Modello Unico visto che non è assolutamente difficile.

Il modello Unico è suddiviso in 3 fascicoli ed è un modello semplice da compilare.
Partiamo nel spiegare il fascicolo 1 del Modello Unico.
Nel primo fascicolo vanno indicati tutti i dati che identificano il contribuente e sono nome, cognome, codice fiscale ecc.
Poi vanno indicati redditi dei terreni, redditi dei fabbricati, redditi di lavoro dipendenti e assimilati, oneri e spese, calcolo dell’IRPEF, addizionali all’IRPEF, crediti d’imposta, compensazioni e rimborsi e rimborso produttività.
Questa è la parte iniziale ma nel secondo fascicolo è riservato ad indicare investimenti all’estero e amministratori di condominio.
Mentre nel fascicolo 3 devono essere indicati gli altri redditi e poi ci sono le istruzioni per la dichiarazione dell’IVA.

Il Modello Unico Mini è indicato per quei contribuenti con un reddito derivante da lavoro dipendente e aventi terreni e fabbricati.
Mentre il Modello unico normale è sempre per quei contribuenti ma titolare di partita IVA.
Se avete delle difficoltà nel compilare il Modello Unico vi consiglio di rivolgervi ad un CAF abilitato per fare in modo che vi dia il giusto aiuto e a giusta assistenza.
Io ogni hanno compilo il Modello Unico per la mia dichiarazione dei redditi e non ho mai avuto problemi.
Non avendo un reddito fisso per dichiarare ho dovuto usare il modello unico che mi è stato consigliato dal CAF dove inizialmente mi rivolgevo, ora invece il modello unico me lo faccio da solo.
Le prime volte ho richiesto l’assistenza di un CAF abilitato ma poi con gli anni è stato semplice e allo stesso tempo facile.
Poi presentare il Modello Unico è completamente gratuito e visto che è un precompilato.
I vantaggi sono molti ed oltre ad essere semplice e gratuito.

Risulta essere una versione semplificata della normale dichiarazione dei redditi e è indicato a tutte quelle situazioni reddituali che non sono complesse.
Poi se si ha paura di compilare il Modello Unico si può anche andare all’Agenzia delle Entrate che vi presterà assistenza dandovi consigli e indicazioni.
Se non si ha un reddito fisso questo è il modello giusto per dichiarare i redditi.

Rivolgersi ad un CAF per la compilazione del Modello Unico se non si ha esperienza è la scelta migliore.

Come Diventare un Orientatore

L’orientatore è colui che fornisce agli individui (giovani o adulti) un sostegno nella costruzione dei percorsi formativi e/o professionali, mettendo in relazione capacità, inclinazioni e desideri del singolo con il sistema formativo e l’andamento del mercato del lavoro.

L’attività di orientamento ha lo scopo di assicurare a tutti la conoscenza delle varie alternative disponibili nei settori dell’istruzione e della formazione.

L’opera dell’orientatore si dirige, dunque, sia ai giovani che abbiano bisogno di definire il proprio percorso scolastico o professionale, sia agli adulti che desiderino intraprendere una formazione, perfezionarsi, cambiare mestiere o rientrare nel mondo del lavoro.

Nello specifico le sue mansioni sono
valutare interessi, attitudini, conoscenze degli individui (bilancio di competenze);
individuare le aspirazioni e gli obiettivi di un individuo e verificarne l’adeguatezza con la realtà;
erogare informazioni sul sistema formativo italiano ed estero, sulla legislazione del lavoro e sul mercato del lavoro;
condurre colloqui individuali o di gruppo;
definire insieme all’utente progetti di studio e/o di inserimento lavorativo.
L’attività di orientamento può essere di primo livello (informazione orientativa) e prevedere la raccolta e l’erogazione di informazioni nel corso di colloqui brevi di prima accoglienza oppure di secondo livello (counseling orientativo) e comprendere colloqui, bilanci di competenze, incontri individuali e di gruppo dedicati alle scelte formative e professionali, alla ricerca del lavoro, all’autoimprenditorialità.
Nello svolgimento delle sue mansioni l’orientatore collabora con insegnanti di scuola secondaria di primo e secondo grado, docenti universitari, associazioni di categoria, economisti, psicologi.

Formazione
Attualmente la professione di orientatore non è ancora riconosciuta da un punto di vista giuridico, per cui non esiste un percorso formativo specifico per poterla esercitare.
Tuttavia, è possibile individuare due grandi aree a cui appartengono le conoscenze necessarie per lavorare nel settore: quella giuridico-sociale (mercato del lavoro, profili professionali, diritto del lavoro) e quella pedagogico-psicologica (caratteristiche del sistema di istruzione, principali teorie dell’orientamento, competenze metodologiche per la conduzione di colloqui, capacità di ascolto).
Le competenze richieste suggeriscono, dunque, una formazione universitaria di tipo umanistico o socio-psicologico, come quella offerta dalle seguenti classi di laurea triennali e magistrali
L19 – Scienze dell’educazione e della formazione;
L24 – Scienze e tecniche psicologiche;
L36 – Scienze politiche e delle relazioni internazionali;
L40 – Sociologia;
LM85 – Scienze pedagogiche.
Risulta essere consigliabile in seguito frequentare master o corsi di specializzazione e perfezionamento sulle tematiche dell’orientamento.
Poiché la normativa del settore cambia in continuazione, è anche fondamentale tenersi costantemente aggiornati.

Accesso alla professione
La professione di orientatore non è regolamentata a livello legislativo, pertanto non sono previsti requisiti o titoli di studio particolari per poterla esercitare e non esiste un ordine professionale con relativo albo.
Per ottenere maggiori informazioni sulla professione è consigliabile rivolgersi direttamente alle associazioni di categoria presenti sul territorio nazionale.
La ASNOR – Associazione Nazionale Orientatori, la SIO – Società Italiana per l’Orientamento e la ASSIPRO – Associazione Italiana Professionisti dell’Orientamento hanno come scopo principale quello di promuovere la regolamentazione della professione di orientatore e il riconoscimento del suo ruolo e della sua specificità professionale. Inoltre, rappresentano gli operatori del settore e ne promuovono la formazione, l’aggiornamento e la qualificazione.
La ASSIPRO gestisce anche un Registro degli Operatori di Orientamento Italiani. Per iscriversi è necessario aver svolto un minimo di 1000 ore di lavoro retribuito documentabile in almeno una delle seguenti attività: erogazione di informazioni orientative; colloqui di consulenza orientativa; attività di orientamento con piccoli gruppi.
Anche la ASNOR ha istituito un Albo Nazionale Orientatori per qualificare e promuovere la professionalità di questa figura nei confronti del sistema istituzionale, economico e sociale e per regolamentare l’attività degli operatori del settore, così da omologarne il livello di competenza e garantire un elevato standard all’utenza.
I settori professionali in cui l’orientatore può svolgere la propria attività sono molteplici, sia nel pubblico sia nel privato: uffici di orientamento scolastico e universitario, agenzie orientative, centri di formazione professionale, centri per l’impiego, agenzie del lavoro, centri di informazione, società di outplacement, associazioni di volontariato, sindacali e imprenditoriali che si occupano di lavoro. E’ anche possibile inserirsi nell’ambito delle risorse umane, della formazione e perfezionamento del personale di aziende private oppure presso studi di consulenza.

Come Compilare il Modello F24

Sono ormai molti che gli italiani per eseguire il pagamento d’imposte e tasse compila il famoso Modello F24.

Questo modello è utilizzato sia dalle aziende o i possessori di piccole attività commerciali, in pratica tutti quelli che possiedono una partita Iva, sia dalle persone fisiche.

I primi utilizzano questo modello per il pagamento di tasse e imposte, per il versamento di contributi sia Inps che Inail o Irpef, per il versamento dell’Iva o per effettuare delle compensazioni con altri crediti vantati nei confronti dello Stato.

Le persone fisiche utilizzano questo modello in maniera sporadica, soprattutto in occasione di versamento di imposte determinate dalla compilazione del modello Unico o modello 730.

La compilazione non richiede conoscenze particolari, ma è importante inserire con attenzione tutti i dati.

Il primo passo per la compilazione è l’inserimento dei dati personali o identificativi dell’attività commerciale, nome e cognome, luogo e data di nascita, residenza anagrafica e codice fiscale sono richiesti per le persone fisiche mentre chi gestisce un’attività commerciale, deve inserire nella parte anagrafica oltre alla denominazione aziendale, indirizzo e partita Iva.

Dopo aver ultimato la compilazione della parte anagrafica, si passa alle varie sezioni tributi che richiedono l’inserimento di codici rilevabili direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Non c’è possibilità di errore giacché ogni codice indica un solo tributo.

Compilare il modello F24 non difficile, ma è necessaria molto attenzione nell’utilizzare i codici giusti.

I modelli F24 sono distribuiti gratuitamente da tutti gli istituti di credito e dalle poste italiane, possono essere presentati manualmente oppure essere compilati e inviati telematicamente a cura del contribuente o tramite il proprio consulente.

Mi capita molto spesso di compilare questo modello sia per motivi personali sia lavorativi, non ho mai avuto alcun problema in fase di compilazione sia manuale sia telematicamente.

Trovo molto utile questo modello soprattutto telematico perché di evitare le lunghe code presso gli sportelli postali e bancari, un vantaggio per i contribuenti che in questo modo non aggiungono altro stress ai giorni in cui si versa.

Risulta essere necessario compilare il modello F24 anche quando si è creditori nei confronti dello Stato e si deve versare qualche tributo, per la compensazione è meglio lasciare una traccia fisica.

Chi compie il pagamento con questo modello, risparmia le spese postali, l’euro e poco più del bollettino postale non va pagato.
Questo modello ha semplificato la vita dei contribuenti che in passato erano costretti a districarsi tra i tanti modelli in circolazione, inoltre la semplificazione del F24 riduce al minimo il rischio d’errore, i dati giungono agli uffici competenti con rapidità rendendo semplice un’eventuale rettifica di errori.

A rispondere su eventuali dubbi per la compilazione c’è il sito dell’Agenzia delle Entrate che offre una guida valida alla compilazione del modello.

Protestati e Cattivi Pagatori – Differenze

Nelle offerte di prestito online possiamo incontrare anche i prestiti personali ideati per quei soggetti che sono iscritti al Crif o come protestati o come cattivi pagatori.

Risulta essere importante specificare che questi due stati sono differenti tra loro, è bene specificarlo perché per la maggioranza della popolazione è poco informata in materia e pensa che protestato o cattivo pagatore siano la stessa cosa.

Il protesto è per definizione esatta “quel soggetto che emette titoli di credito, come assegni bancari, vaglia cambiari, tratte o cambiali, che non vengono poi coperti nel momento della loro scadenza”.

Risulta essere nel momento di non copertura economica che la banca o l’azienda creditrice avviano le pratiche per la pubblicazione del mancato pagamento di tali titoli e portando così il soggetto ad essere identificato come protestato.

Dall’altra parte il cattivo pagatore è quel soggetto che, in modo saltuario o totale, ritarda nel pagamento delle rate di rimborso del finanziamento.

Come detto all’inizio nel mondo dei prestiti online e tradizionali esistono dei finanziamenti ideati ad hoc per questi soggetti e sono denominati, a seconda del caso in questione, prestiti personali cattivi pagatori oppure prestiti per protestati. I modi per ottenere questi prestiti sono due

La cessione del quinto dello stipendio. Risulta essere il caso in cui il richiedente è attualmente un lavoratore dipendente e di conseguenza i disguidi passati non vengono presi in considerazione.
Attraverso la cancellazione dal registro della Crif dei protesti o dei cattivi pagatori. Per ottenere questa cancellazione è necessario obbligatoriamente regolarizzare i debiti insoluti ed attendere i tempi di riabilitazione.
I tempi di riabilitazione per accedere ai prestiti personali cattivi pagatori o protestati sono i seguenti : 12 mesi prima di regolarizzare un ritardo di pagamento di 2 rate; 24mesi per ritardi di oltre 2 rate; 36 mesi dalla data di termine del contratto per ritardi molto gravi.
Sperando che queste delucidazioni maggiori abbiano chiarito un po’ le idee a chi nel settore ignorava la differenza tra cattivi pagatori e protestati e che per di più è cattivo pagatore o protestato.

Come Aprire un Franchising

Il franchising, è una formula commerciale che consente ad un imprenditore di aprire il proprio business impiegando il know how accumulato e ‘perfezionato’ nel tempo da un soggetto chiamato franchisor che detiene il marchio e la formula imprenditoriale e mette a disposizione dell’affiliato tutto questo per consentirgli di aprire la propria attività in un settore nuovo, fornendogli tutto il supporto necessario partendo dalla fase di avvio sino a quella di gestione ordinaria.

Il franchising ha consentito in passato a lungimiranti imprenditori di avviare alcuni business importanti in tempi abbastanza limitati grazie a questa formula che ha permesso l’espansione del business in maniera rapida rispetto alle modalità.

In questa formula, sostanzialmente ci sono due soggetti (il franchisor e l’affiliato) legati da un contratto (di franchising) e che prevede delle ‘formulazioni personalizzate’ che variano da settore e settore ed in base all’azienda franchisor.

Conviene aprire in franchising.
Su questo punto, dedicheremo parecchio spazio nelle prossime puntate, sia verificando le criticità che le opportunità reali presenti ma anche attraverso una serie di esempi concreti relativi ad imprenditori che hanno operato in questo campo.

Quale attività aprire.
Questa domanda, non è solo legata al franchising(come formula imprenditoriale) ma riguarda nel complesso l’analisi delle opportunità presenti sul mercato, i segmenti più redditizi, le aree in cui avviare la specifica impresa e le risposte che vengono dal mercato.
Insomma : se un settore non ha futuro, difficilmente, aprendo quel tipo di attività in franchising si riusciranno a capovolgere le cose.

L’aspirante affiliato (che è di fatto anche l’aspirante imprenditore) deve agire contemporaneamente su due fronti :
la valutazione legata al tipo di attività specifica che sta considerando di aprire, indipendentemente dal franchisor che la propone.
Cioè, occorre capire se vi sono reali spazi per avviare e gestire con successo quel tipo di attività.

Se ad esempio si sta valutando di aprire un negozio di sigarette elettroniche in franchising od un negozio di compro oro, prima di tutto, bisogna rendersi conto se vale la pena aprire quel tipo di negozio in quell’area (geografica) che si sta valutando. In concreto, bisogna rispondere alla domanda
‘vale la pena aprire questa attività in quella determinata zona?’

L’analisi della proposta contrattuale del franchisor nel suo complesso, compresa la formula commerciale che è prevista per la gestione di quello specifico business.

Ad esempio, per quanto riguarda il contratto di affiliazione, occorre capire se quest’ultimo prevede oneri particolarmente ‘pesanti’ nei confronti dell’affiliato, sia dal punto di vista economico/finanziario, sia per i limiti posti alla ‘libertà di azione’ dell’imprenditore, compresa la possibilità di recesso dal contratto, quindi, l’uscita dell’affiliato dalla Rete commerciale.

Dal punto di vista della funzionalità della formula imprenditoriale, bisogna invece capire se la proposta del franchisor contiene reali elementi di : novità, fattibilità, un rapporto costo/prestazioni valido, se la zona o le zone libere per poter avviare l’attività sono ‘commercialmente interessanti’(talvolta, le aree ancora libere non sono sempre in grado di garantire un vero vantaggio per l’affiliato), ecc..

Da questa prima breve presentazione, ci siamo resi conto che avviare un’attività in franchising (qualunque essa sia), richiede perlomeno una base minima di competenze utili ad affrontare una serie di azioni.